Se il packaging è la “pelle” del prodotto, il packaging designer è quello che decide se quella pelle sarà riparabile, riciclabile, riusabile, o se diventerà solo… un rifiuto ben disegnato.
Il punto è che oggi il packaging designer lavora sempre più “driven by design” in senso circolare: eliminare sprechi e inquinamento, mantenere materiali in uso, rigenerare i sistemi.
Un packaging designer (progettista di imballaggi) è la figura che definisce forma, materiali, struttura, grafiche e istruzioni del packaging, tenendo insieme:
funzione (protezione, trasporto, conservazione)
esperienza (usabilità, apertura, richiudibilità, porzionatura)
brand (identità, comunicazione, compliance claim)
industrializzazione (costi, produttività, macchinari)
circolarità (riuso/riciclo, riduzione, separabilità)
Il design circolare non è un mood: è un modo di progettare che sposta le scelte a monte, dove costano meno e valgono di più. E il packaging è spesso la parte più “touchpoint” di un prodotto: volumi, materiali, logistica, waste.
Con la Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) l’Europa sta alzando l’asticella: entrata in vigore 11 febbraio 2025 e applicazione generale 18 mesi dopo. Environment+1
Questo significa che il packaging designer dovrà progettare con criteri molto più robusti su riciclabilità, riduzione e performance lungo il ciclo di vita.
L’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è entrata in vigore 18 luglio 2024 e mette l’ecodesign al centro dell’approccio UE a prodotti più circolari. European Commission
Anche se non è “solo packaging”, cambia il contesto: dati, requisiti e progettazione misurabile diventano normalità.
Un packaging designer competitivo nel 2026–2028 combina creatività e ingegneria con una visione sistemica.
materiali (carta, plastiche, multilayer, coating, adesivi, inchiostri)
design for recycling: separabilità, monomateriale quando sensato, compatibilità dei componenti
test funzionali: drop, compression, barrier, shelf life
pack per e-commerce (riduzione volumi, danni, resi)
LCA (Life Cycle Assessment): non per fare poesia, ma per confrontare alternative con dati ISO
lettura di hotspot (dove pesa davvero l’impatto: materiale? trasporto? scarto? fine vita?)
trade-off: meno materiale vs più rotture; monomateriale vs barriera; riuso vs logistica
claim “green” credibili, istruzioni chiare, labeling coerente
allineamento con marketing senza scivolare nel greenwashing
1. Definisci la funzione e il contesto d’uso
canale (retail / e-commerce / horeca)
requisiti di protezione e shelf life
comportamento utente (apre? richiude? differenzia?)
2. Progetta per evitare rifiuti “per design”
riduci volumi (aria = CO₂ pagata)
elimina componenti inutili
standardizza dove possibile (meno varianti = meno sprechi)
3. Progetta per la circolazione dei materiali
favorisci la permanenza in uso (riuso/ricarica dove ha senso)
se monouso, progetta per riciclo reale: separabile, leggibile, coerente con filiere
4. Valida con dati (anche leggeri)
confronto LCA “quick & dirty” per screening
test su prototipi: un packaging designer serio misura, non indovina ISO
ridurre spessori e volumi mantenendo protezione (meno trasporto di aria)
progettare istruzioni di smaltimento che l’utente capisce in 2 secondi usare formati ricarica o riuso quando logistica e comportamento lo rendono sostenibile (non quando è solo marketing)
L’adozione del design circolare porta benefici a livello ambientale, economico e sociale. Questo accade specialmente nel packaging.
Il design circolare è molto più di una tendenza: è un cambiamento necessario per costruire un futuro sostenibile. Sempre più aziende stanno adottando questo approccio, riducendo sprechi e creando nuovi modelli di business più etici ed efficienti.
Con normative come il Circular Economy Action Plan e iniziative globali, il design circolare diventerà presto lo standard.
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